
Come rappresentare i lavoratori impiegati e le alte professionalità?
Come intercettare i loro bisogni e le loro esigenze?
Su questi temi ha cercato di fare chiarezza la ricerca "Impiegati e alte professionalità: ascoltare, capire, rappresentare", condotta dalla dott.ssa Elena Meurat in collaborazione con la Fim.Cisl di Bergamo.
La ricerca ha riguardato quattro delle maggiori aziende metalmeccaniche della bergamasca: ABB, Brembo, Schneidr, Promatech, selezionate per la lunga storia di sindacalizzazione e per il loro tradizionale radicamento sul territorio.
I risultati dell'indagine hanno evidenziato l'elevato riconoscimento del ruolo del capo nel percorso di carriera dei lavoratori impiegati. Secondo il 54% degli intervistati la possibilità di far carriera in azienda dipende dal responsabile, a questo dato si somma il 40,7% di chi ritiene che il criterio utilizzato per avere un avanzamento di carriera è il rapporto con il superiore.
L'82% è disposto a cambiare mansione ma solo il 52% di chi ha avanzato la richiesta l'ha vista accolta.
Nelle quattro aziende oggetto della ricerca vengono attivati corsi dedicati alla formazione, ma in pochi sono soddisfatti dell'offerta formativa.

Più del 70% degli intervistati ha dedicato come criterio per l'accesso alla formazione la decisione del responsabile. Inoltre il 61% degli impiegati che ha risposto ha ritenuto la formazione ricevuta insufficiente. Di questi il 68% ritiene che sia necessario potenziare la formazione legata all'aggiornamento delle loro attività.
I dati delineano una situazione in cui gli impiegati e le alte professionalità sono insoddisfatti delle formazione ricevuta e della scarsa mobilità nella carriera lavorativa, e allo stesso tempo ritengono che la soddisfazione delle proprie richieste dipenda per lo più dal rapporto con il superiore.
Inoltre solo il 15% degli intervistati ritiene che il criterio seguito per avere un avanzamento di carriera nelle mansioni svolte sia quello meritocratico. Inoltre il 45% degli intervistati che ritiene che il sistema di valutazione della professionalità in vigore nella azienda sia insufficiente.
Questi dati evidenziano due problemi: il primo, l'emergere e il diffondersi di una cultura improntata all'individualismo. "Oggi il problema ritorna - afferma Giorgio Caprioli - è forte tra gli imiegati ma è anche diffuso tra gli operai".
Bisogna far capire che la solidarietà tra lavoratori, l'essere uniti è utile e vantaggioso, proprio per poter intervenire in quei posti di lavoro dove è forte il giudizio del capo. "Dobbiamo fare tutto questo - aggiunge Caprioli - con l'attegiamento di chi deve risindacalizzare".
Ciononostante l'analisi ha evidenziato un diffuso attegiamento di disinteresse degli impiegati rispetto al sindacato, non per una contrarietà di fondo alle organizzazione sindacale o alla loro presenza in azienda, ma semplicemente perchè gli struementi e le azioi del sindacato sono percepiti come poco efficaci e adatti a rappresentare i lavoratori professionalizzati.
Il secondo: l'approccio contrattuale poco sensibile alle rivendicazioni impiegatizie. "tenere conto degli impiegati nella contrattazione di secondo livello - secondo Daniela Maffioletti - diventa fondamentale per poter pretendere di rappresentare questi lavoratori. "Gli impiegati sono ostaggi delle imprese".
Da troppo il CCNL non fa registrare risultati per gli impiegati. "Allora il primo filone contrattuale da riprendere è questo, perchè consentirebbe di entrare nelle dinamiche dell'organizzazione del lavoro - dice Caprioli."
Infine la ricerca ha registrato una cerca apertura da parte di molti impiegati a favorire un maggiore dialogo con il sindacato. E' però il sindacato che deve prendere l'iniziativa di farsi conoscere, poichèfra gli impiegati non molti riescono ancora ad immaginare le modalità con cui potrebbe verificarsi un miglioramento della relazione.
