giovedì 6 dicembre 2007

Un dibattito sugli impegati?


Il direttore del personale:" se gli impiegati rimangono in azienda mi fanno un favore, se se ne vanno me ne fanno due".



Gerardo, impiegato ed iscritto al sindacato Fim-Cisl, ha affidato le sue riflessioni sugli impiegati ed il loro rapporto con l'azienda e con il sindacato in questa lettera.
..."E’ innegabile che fino a una ventina di anni fa tra il lavoro impiegatizio e quello operaio la differenza fosse abissale, come altrettanto grande era la differenza culturale tra questi due mondi.
L’operaio svolgeva un lavoro più duro, meno meccanizzato di quello di un qualsiasi collega dei giorni nostri, spesso anche meno autonomo più controllato, perché il grado di istruzione era minore del giorno d’oggi.
Di contro l’impiegato era sicuramente un privilegiato, un semplice diploma faceva di lui un tecnico specializzato, un responsabile e l’appartenenza ad un gruppo molto ristretto lo faceva sentire come un pezzo importante dell’azienda, molto più vicino ai capi, ai padroni che all’operaio.
L’impiegato medio per molti anni ha pensato che era più facile difendere i propri diritti, e sicuramente molti dei suoi privilegi, contrattando direttamente con il diretto superiore senza intermediazioni, rischiando di più ma spesso ottenendo di più. Il sindacato poi era impegnato su un fronte molto più vasto, il numero estremamente superiore di operai faceva dei loro problemi i problemi principali delle lotte sindacali, e i problemi degli impiegati sono stati relegati in ultima fila dalla dura legge di numeri.
Quando ho cominciato ad occuparmi di sindacato pensavo che la divisione sindacale in categorie accentuasse queste differenze perché un operaio metalmeccanico ha problematiche più simili a quelle di un operaio nel settore chimico che non a quelle di un impiegato del suo stesso settore. Alla luce dell’evoluzione del mondo del lavoro penso che una categoria impiegatizia e una categoria operaia come auspicavo un tempo sarebbe risultata sbagliata e avrebbe accentuato ancora di più le differenze e le diffidenze.
Oggi questi due mondi sono molto più amalgamati di un tempo, troviamo figure impiegatizie che passano la giornata nei reparti a strettissimo contatto con l’operaio e operai che svolgono mansioni di inserimento dati o di controllo un tempo riservati ai soli impiegati, l’aumento considerevole di impiegati nelle aziende ha anche notevolmente abbassato il livello di autonomia di cui questa categoria godeva e li ha progressivamente avvicinati agli operai allontanandoli da quella che potremmo definire la stanza dei bottoni, eppure nonostante tutto questo l’impiegato, più dell’operaio si tiene lontano dal sindacato.
Questa diffidenza è in parte dovuta ad un residuo della cultura di cui parlavo prima, cultura che considera l’operaio come colui che produce e crea ricchezza e l’impiegato come l’indiretto che non produce e fa aumentare i costi e di conseguenza quello che non può fare richieste non può avanzare proposte.
Io credo però che sia dovuta soprattutto al fatto che il sindacato non ha saputo intercettare le esigenze di questo mondo in continua evoluzione e ha continuato a preoccuparsi poco dei problemi degli impiegati.
Quante volte noi impiegati abbiamo chiesto una completa revisione delle categorie e delle figure professionali, quante volte abbiamo chiesto di poter discutere di flessibilità nell’orario di lavoro e quante volte abbiamo chiesto di studiare un metodo valido per misurare la nostra produttività e permetterci di crescere professionalmente ed economicamente in base a dei dati di fatto e non per presunti attaccamenti all’azienda misurati in ore di straordinario (spesso non pagato).
Da sempre il sindacato è stato sordo e cieco rispetto a queste richieste e lo dico da iscritto, lo dico da militante che in tanti anni ha sempre cercato di mettere in evidenza questa mancanza, lo dico e lo chiedo a nome dei tantissimi altri impiegati che hanno la tessera e che nel loro intimo sanno di aver dato molto di più di quello che hanno ricevuto. Lo dico adesso che come metalmeccanici stiamo rinnovando il contratto nazionale, convinto che le cose stanno cominciando a cambiare.
Le cose cominciano a cambiare perché finalmente un punto per noi importante come quello della revisione dell’inquadramento è diventato un punto importante per tutta l’organizzazione, ma soprattutto perché non è più visto solo come un modo per far crescere la professionalità degli operai ma anche come il tentativo di realizzare un vero intreccio tra due categorie divise oramai solo da diverse regole contrattuali.
Tra le richieste di questo contratto la revisione delle categorie è un punto importante, fortemente voluto dalla FIM e dal segretario Caprioli che in una recente intervista al Sole 24 Ore ha dichiarato, riferendosi agli impiegati e alla revisione delle categorie, “Così potremmo conoscerli meglio, e rappresentarli meglio” ed inoltre “Per lo più questi lavoratori hanno un rapporto diretto con l'azienda, ma questo non li rafforza, sono soli, abbandonati a loro stessi, noi potremmo aiutarli.”
Quando ho letto questa intervista ho pensato che era ora che qualcuno si accorgesse di noi e spero che questi propositi ancora una volta non siano i primi ad essere sacrificati sull’altare della mediazione.
Comunque per cambiare le cose bisogna essere presenti, lavorare dall’interno, questo è uno dei motivi per cui continuo a rinnovare la tessera e invito gli impiegati ad iscriversi, perché solo in tanti potremmo incidere di più. Allo stesso tempo però permettetemi di dire che capisco anche chi fa una scelta diversa, comprendo perfettamente chi mi dice “Perché dovrei iscrivermi?, che cosa ha fatto il sindacato per me?”, li capisco e quello che più mi rode e che fino ad oggi non sono riuscito a trovare una risposta convincente, ma da oggi, da questo contratto, con questa FIM sono convinto che le cose cambieranno, sono convinto che anche noi impiegati avremmo la nostra parte di soddisfazione, basta crederci, basta lottare, basta iscriversi".
Gerardo

martedì 4 dicembre 2007

L'impegno sindacale paga

Alla Svimservice di Bari notevole affermazione della Fim alle elezioni delle RSU. Nell'azienda di informatica pugliese, con 250 addetti di cui 14 Quadri e un età piuttosto giovane (il 53% sotto i 35 anni), la Fim passa da 1 a 3 RSU, un risultato senza precedenti. A questo successo hanno contribuito il grande lavoro svolto dalla Fim e il decisivo ruolo giocato dalle Alte Professsionalità nel sostenere i candidati Fim.

Lo stesso responsabile della Fim di Bari, Gianfranco Gasbarro, ne parla come del "riconoscimento dell'ottimo lavoro svolto dal delegato uscente, Francesco Di Ridolfo, Quadro iscritto alla Fim, che in questi tre anni ha qualificato il livello della rappresentanza in azienda".

Di Ridolfo è stato rieletto con il numero maggiore di preferenze perla lista Fim, triplicandone gli eletti.
"Tre anni fa avevo iniziato un'avventura apparentemente difficile - dice Di Ridolfo -ero già Quadro, una scelta un po' insolita quella di rappresentare le istanze di tutti lavoratori, ma sono riuscito a portare nelle RSU un contributo diverso. Come Quadro avevo già familiarità con gran parte della Direzione Aziendale, e quando è stato necessario portar fuori alcune nostre battaglie, la familiarità con le relazioni esterne è stata una risorsa in più non solo per la Fim ma per tutta la RSU".

Bruno Vitali, presidente di Quadrante, indica nel lavoro svolto alla Svimservice la strada giusta per far crescere il protagonismo delle Alte Professionalità nella vita sindacale: "Quadri ed alti livelli devono crescere nella consapevolezza della loro condizione. Avere un'identità collettiva serve a salvarsi dall'illusione dell'autotutela . L'azienda ti usa e poi ti scarica quando le condizioni cambiano. Quanto accade alla Svimservice è invece la dimostrazione che impegnarsi in prima persona rende protagonisti anche le Alte Professionalità".