Il direttore del personale:" se gli impiegati rimangono in azienda mi fanno un favore, se se ne vanno me ne fanno due".
Gerardo, impiegato ed iscritto al sindacato Fim-Cisl, ha affidato le sue riflessioni sugli impiegati ed il loro rapporto con l'azienda e con il sindacato in questa lettera.
..."E’ innegabile che fino a una ventina di anni fa tra il lavoro impiegatizio e quello operaio la differenza fosse abissale, come altrettanto grande era la differenza culturale tra questi due mondi.
L’operaio svolgeva un lavoro più duro, meno meccanizzato di quello di un qualsiasi collega dei giorni nostri, spesso anche meno autonomo più controllato, perché il grado di istruzione era minore del giorno d’oggi.
Di contro l’impiegato era sicuramente un privilegiato, un semplice diploma faceva di lui un tecnico specializzato, un responsabile e l’appartenenza ad un gruppo molto ristretto lo faceva sentire come un pezzo importante dell’azienda, molto più vicino ai capi, ai padroni che all’operaio.
L’impiegato medio per molti anni ha pensato che era più facile difendere i propri diritti, e sicuramente molti dei suoi privilegi, contrattando direttamente con il diretto superiore senza intermediazioni, rischiando di più ma spesso ottenendo di più. Il sindacato poi era impegnato su un fronte molto più vasto, il numero estremamente superiore di operai faceva dei loro problemi i problemi principali delle lotte sindacali, e i problemi degli impiegati sono stati relegati in ultima fila dalla dura legge di numeri.
Quando ho cominciato ad occuparmi di sindacato pensavo che la divisione sindacale in categorie accentuasse queste differenze perché un operaio metalmeccanico ha problematiche più simili a quelle di un operaio nel settore chimico che non a quelle di un impiegato del suo stesso settore. Alla luce dell’evoluzione del mondo del lavoro penso che una categoria impiegatizia e una categoria operaia come auspicavo un tempo sarebbe risultata sbagliata e avrebbe accentuato ancora di più le differenze e le diffidenze.
Oggi questi due mondi sono molto più amalgamati di un tempo, troviamo figure impiegatizie che passano la giornata nei reparti a strettissimo contatto con l’operaio e operai che svolgono mansioni di inserimento dati o di controllo un tempo riservati ai soli impiegati, l’aumento considerevole di impiegati nelle aziende ha anche notevolmente abbassato il livello di autonomia di cui questa categoria godeva e li ha progressivamente avvicinati agli operai allontanandoli da quella che potremmo definire la stanza dei bottoni, eppure nonostante tutto questo l’impiegato, più dell’operaio si tiene lontano dal sindacato.
Questa diffidenza è in parte dovuta ad un residuo della cultura di cui parlavo prima, cultura che considera l’operaio come colui che produce e crea ricchezza e l’impiegato come l’indiretto che non produce e fa aumentare i costi e di conseguenza quello che non può fare richieste non può avanzare proposte.
Io credo però che sia dovuta soprattutto al fatto che il sindacato non ha saputo intercettare le esigenze di questo mondo in continua evoluzione e ha continuato a preoccuparsi poco dei problemi degli impiegati.
Quante volte noi impiegati abbiamo chiesto una completa revisione delle categorie e delle figure professionali, quante volte abbiamo chiesto di poter discutere di flessibilità nell’orario di lavoro e quante volte abbiamo chiesto di studiare un metodo valido per misurare la nostra produttività e permetterci di crescere professionalmente ed economicamente in base a dei dati di fatto e non per presunti attaccamenti all’azienda misurati in ore di straordinario (spesso non pagato).
Da sempre il sindacato è stato sordo e cieco rispetto a queste richieste e lo dico da iscritto, lo dico da militante che in tanti anni ha sempre cercato di mettere in evidenza questa mancanza, lo dico e lo chiedo a nome dei tantissimi altri impiegati che hanno la tessera e che nel loro intimo sanno di aver dato molto di più di quello che hanno ricevuto. Lo dico adesso che come metalmeccanici stiamo rinnovando il contratto nazionale, convinto che le cose stanno cominciando a cambiare.
Le cose cominciano a cambiare perché finalmente un punto per noi importante come quello della revisione dell’inquadramento è diventato un punto importante per tutta l’organizzazione, ma soprattutto perché non è più visto solo come un modo per far crescere la professionalità degli operai ma anche come il tentativo di realizzare un vero intreccio tra due categorie divise oramai solo da diverse regole contrattuali.
Tra le richieste di questo contratto la revisione delle categorie è un punto importante, fortemente voluto dalla FIM e dal segretario Caprioli che in una recente intervista al Sole 24 Ore ha dichiarato, riferendosi agli impiegati e alla revisione delle categorie, “Così potremmo conoscerli meglio, e rappresentarli meglio” ed inoltre “Per lo più questi lavoratori hanno un rapporto diretto con l'azienda, ma questo non li rafforza, sono soli, abbandonati a loro stessi, noi potremmo aiutarli.”
Quando ho letto questa intervista ho pensato che era ora che qualcuno si accorgesse di noi e spero che questi propositi ancora una volta non siano i primi ad essere sacrificati sull’altare della mediazione.
Comunque per cambiare le cose bisogna essere presenti, lavorare dall’interno, questo è uno dei motivi per cui continuo a rinnovare la tessera e invito gli impiegati ad iscriversi, perché solo in tanti potremmo incidere di più. Allo stesso tempo però permettetemi di dire che capisco anche chi fa una scelta diversa, comprendo perfettamente chi mi dice “Perché dovrei iscrivermi?, che cosa ha fatto il sindacato per me?”, li capisco e quello che più mi rode e che fino ad oggi non sono riuscito a trovare una risposta convincente, ma da oggi, da questo contratto, con questa FIM sono convinto che le cose cambieranno, sono convinto che anche noi impiegati avremmo la nostra parte di soddisfazione, basta crederci, basta lottare, basta iscriversi".
Gerardo

1 commento:
Ciao Gerardo, grosso modo condivido parte dei tuoi spunti, a partire da alcuni che elenchi in premessa, passando dalla citazione delle dichiarazioni del nostro Segretario nazionale per concludere con i tuoi auspici. Vorrei solo aggiungere, se me lo permetti, un mio modesto punto di vista: l'attesa dell'avvicinamento tra i rappresentanti della categoria (OO.SS.) e i componenti della categoria (in questo caso gli impiegati) non può più basarsi sul concetto "questa è la volta buona", per me, come ogni movimento degno di considerazione e autorevolezza, la forza propulsiva per realizzare delle conquiste deve partire dal basso,per l'appunto dagli "impiegati". Per mia abitudine non affido mai le mie speranze ad un evento in particolare (per cui non credo tanto "all'ultimo treno") e, se in questa contrattazione si raggiunge poco o niente di quanto desiderato per la categoria, vorrà dire che bisogna cambiare qualcosa...ma subito!!! Se invece si ottiene qualcosa in più, anche con la mediazione, allora, maggiormente bisogna cavalcare l'onda e insistere per recuperare il pregresso. Grazie per il tuo contributo e continua ad alimentare il blog, appena potrò e sarà possibile riprenderò con piacere questa chiacchierata.
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