venerdì 28 marzo 2008

Quale rappresentanza per gli impiegati


Come rappresentare i lavoratori impiegati e le alte professionalità?
Come intercettare i loro bisogni e le loro esigenze?
Su questi temi ha cercato di fare chiarezza la ricerca "Impiegati e alte professionalità: ascoltare, capire, rappresentare", condotta dalla dott.ssa Elena Meurat in collaborazione con la Fim.Cisl di Bergamo.

La ricerca ha riguardato quattro delle maggiori aziende metalmeccaniche della bergamasca: ABB, Brembo, Schneidr, Promatech, selezionate per la lunga storia di sindacalizzazione e per il loro tradizionale radicamento sul territorio.

I risultati dell'indagine hanno evidenziato l'elevato riconoscimento del ruolo del capo nel percorso di carriera dei lavoratori impiegati. Secondo il 54% degli intervistati la possibilità di far carriera in azienda dipende dal responsabile, a questo dato si somma il 40,7% di chi ritiene che il criterio utilizzato per avere un avanzamento di carriera è il rapporto con il superiore.

L'82% è disposto a cambiare mansione ma solo il 52% di chi ha avanzato la richiesta l'ha vista accolta.
Nelle quattro aziende oggetto della ricerca vengono attivati corsi dedicati alla formazione, ma in pochi sono soddisfatti dell'offerta formativa.

Più del 70% degli intervistati ha dedicato come criterio per l'accesso alla formazione la decisione del responsabile. Inoltre il 61% degli impiegati che ha risposto ha ritenuto la formazione ricevuta insufficiente. Di questi il 68% ritiene che sia necessario potenziare la formazione legata all'aggiornamento delle loro attività.

I dati delineano una situazione in cui gli impiegati e le alte professionalità sono insoddisfatti delle formazione ricevuta e della scarsa mobilità nella carriera lavorativa, e allo stesso tempo ritengono che la soddisfazione delle proprie richieste dipenda per lo più dal rapporto con il superiore.

Inoltre solo il 15% degli intervistati ritiene che il criterio seguito per avere un avanzamento di carriera nelle mansioni svolte sia quello meritocratico. Inoltre il 45% degli intervistati che ritiene che il sistema di valutazione della professionalità in vigore nella azienda sia insufficiente.

Questi dati evidenziano due problemi: il primo, l'emergere e il diffondersi di una cultura improntata all'individualismo. "Oggi il problema ritorna - afferma Giorgio Caprioli - è forte tra gli imiegati ma è anche diffuso tra gli operai".
Bisogna far capire che la solidarietà tra lavoratori, l'essere uniti è utile e vantaggioso, proprio per poter intervenire in quei posti di lavoro dove è forte il giudizio del capo. "Dobbiamo fare tutto questo - aggiunge Caprioli - con l'attegiamento di chi deve risindacalizzare".

Ciononostante l'analisi ha evidenziato un diffuso attegiamento di disinteresse degli impiegati rispetto al sindacato, non per una contrarietà di fondo alle organizzazione sindacale o alla loro presenza in azienda, ma semplicemente perchè gli struementi e le azioi del sindacato sono percepiti come poco efficaci e adatti a rappresentare i lavoratori professionalizzati.

Il secondo: l'approccio contrattuale poco sensibile alle rivendicazioni impiegatizie. "tenere conto degli impiegati nella contrattazione di secondo livello - secondo Daniela Maffioletti - diventa fondamentale per poter pretendere di rappresentare questi lavoratori. "Gli impiegati sono ostaggi delle imprese".
Da troppo il CCNL non fa registrare risultati per gli impiegati. "Allora il primo filone contrattuale da riprendere è questo, perchè consentirebbe di entrare nelle dinamiche dell'organizzazione del lavoro - dice Caprioli."

Infine la ricerca ha registrato una cerca apertura da parte di molti impiegati a favorire un maggiore dialogo con il sindacato. E' però il sindacato che deve prendere l'iniziativa di farsi conoscere, poichèfra gli impiegati non molti riescono ancora ad immaginare le modalità con cui potrebbe verificarsi un miglioramento della relazione.

giovedì 6 dicembre 2007

Un dibattito sugli impegati?


Il direttore del personale:" se gli impiegati rimangono in azienda mi fanno un favore, se se ne vanno me ne fanno due".



Gerardo, impiegato ed iscritto al sindacato Fim-Cisl, ha affidato le sue riflessioni sugli impiegati ed il loro rapporto con l'azienda e con il sindacato in questa lettera.
..."E’ innegabile che fino a una ventina di anni fa tra il lavoro impiegatizio e quello operaio la differenza fosse abissale, come altrettanto grande era la differenza culturale tra questi due mondi.
L’operaio svolgeva un lavoro più duro, meno meccanizzato di quello di un qualsiasi collega dei giorni nostri, spesso anche meno autonomo più controllato, perché il grado di istruzione era minore del giorno d’oggi.
Di contro l’impiegato era sicuramente un privilegiato, un semplice diploma faceva di lui un tecnico specializzato, un responsabile e l’appartenenza ad un gruppo molto ristretto lo faceva sentire come un pezzo importante dell’azienda, molto più vicino ai capi, ai padroni che all’operaio.
L’impiegato medio per molti anni ha pensato che era più facile difendere i propri diritti, e sicuramente molti dei suoi privilegi, contrattando direttamente con il diretto superiore senza intermediazioni, rischiando di più ma spesso ottenendo di più. Il sindacato poi era impegnato su un fronte molto più vasto, il numero estremamente superiore di operai faceva dei loro problemi i problemi principali delle lotte sindacali, e i problemi degli impiegati sono stati relegati in ultima fila dalla dura legge di numeri.
Quando ho cominciato ad occuparmi di sindacato pensavo che la divisione sindacale in categorie accentuasse queste differenze perché un operaio metalmeccanico ha problematiche più simili a quelle di un operaio nel settore chimico che non a quelle di un impiegato del suo stesso settore. Alla luce dell’evoluzione del mondo del lavoro penso che una categoria impiegatizia e una categoria operaia come auspicavo un tempo sarebbe risultata sbagliata e avrebbe accentuato ancora di più le differenze e le diffidenze.
Oggi questi due mondi sono molto più amalgamati di un tempo, troviamo figure impiegatizie che passano la giornata nei reparti a strettissimo contatto con l’operaio e operai che svolgono mansioni di inserimento dati o di controllo un tempo riservati ai soli impiegati, l’aumento considerevole di impiegati nelle aziende ha anche notevolmente abbassato il livello di autonomia di cui questa categoria godeva e li ha progressivamente avvicinati agli operai allontanandoli da quella che potremmo definire la stanza dei bottoni, eppure nonostante tutto questo l’impiegato, più dell’operaio si tiene lontano dal sindacato.
Questa diffidenza è in parte dovuta ad un residuo della cultura di cui parlavo prima, cultura che considera l’operaio come colui che produce e crea ricchezza e l’impiegato come l’indiretto che non produce e fa aumentare i costi e di conseguenza quello che non può fare richieste non può avanzare proposte.
Io credo però che sia dovuta soprattutto al fatto che il sindacato non ha saputo intercettare le esigenze di questo mondo in continua evoluzione e ha continuato a preoccuparsi poco dei problemi degli impiegati.
Quante volte noi impiegati abbiamo chiesto una completa revisione delle categorie e delle figure professionali, quante volte abbiamo chiesto di poter discutere di flessibilità nell’orario di lavoro e quante volte abbiamo chiesto di studiare un metodo valido per misurare la nostra produttività e permetterci di crescere professionalmente ed economicamente in base a dei dati di fatto e non per presunti attaccamenti all’azienda misurati in ore di straordinario (spesso non pagato).
Da sempre il sindacato è stato sordo e cieco rispetto a queste richieste e lo dico da iscritto, lo dico da militante che in tanti anni ha sempre cercato di mettere in evidenza questa mancanza, lo dico e lo chiedo a nome dei tantissimi altri impiegati che hanno la tessera e che nel loro intimo sanno di aver dato molto di più di quello che hanno ricevuto. Lo dico adesso che come metalmeccanici stiamo rinnovando il contratto nazionale, convinto che le cose stanno cominciando a cambiare.
Le cose cominciano a cambiare perché finalmente un punto per noi importante come quello della revisione dell’inquadramento è diventato un punto importante per tutta l’organizzazione, ma soprattutto perché non è più visto solo come un modo per far crescere la professionalità degli operai ma anche come il tentativo di realizzare un vero intreccio tra due categorie divise oramai solo da diverse regole contrattuali.
Tra le richieste di questo contratto la revisione delle categorie è un punto importante, fortemente voluto dalla FIM e dal segretario Caprioli che in una recente intervista al Sole 24 Ore ha dichiarato, riferendosi agli impiegati e alla revisione delle categorie, “Così potremmo conoscerli meglio, e rappresentarli meglio” ed inoltre “Per lo più questi lavoratori hanno un rapporto diretto con l'azienda, ma questo non li rafforza, sono soli, abbandonati a loro stessi, noi potremmo aiutarli.”
Quando ho letto questa intervista ho pensato che era ora che qualcuno si accorgesse di noi e spero che questi propositi ancora una volta non siano i primi ad essere sacrificati sull’altare della mediazione.
Comunque per cambiare le cose bisogna essere presenti, lavorare dall’interno, questo è uno dei motivi per cui continuo a rinnovare la tessera e invito gli impiegati ad iscriversi, perché solo in tanti potremmo incidere di più. Allo stesso tempo però permettetemi di dire che capisco anche chi fa una scelta diversa, comprendo perfettamente chi mi dice “Perché dovrei iscrivermi?, che cosa ha fatto il sindacato per me?”, li capisco e quello che più mi rode e che fino ad oggi non sono riuscito a trovare una risposta convincente, ma da oggi, da questo contratto, con questa FIM sono convinto che le cose cambieranno, sono convinto che anche noi impiegati avremmo la nostra parte di soddisfazione, basta crederci, basta lottare, basta iscriversi".
Gerardo

martedì 4 dicembre 2007

L'impegno sindacale paga

Alla Svimservice di Bari notevole affermazione della Fim alle elezioni delle RSU. Nell'azienda di informatica pugliese, con 250 addetti di cui 14 Quadri e un età piuttosto giovane (il 53% sotto i 35 anni), la Fim passa da 1 a 3 RSU, un risultato senza precedenti. A questo successo hanno contribuito il grande lavoro svolto dalla Fim e il decisivo ruolo giocato dalle Alte Professsionalità nel sostenere i candidati Fim.

Lo stesso responsabile della Fim di Bari, Gianfranco Gasbarro, ne parla come del "riconoscimento dell'ottimo lavoro svolto dal delegato uscente, Francesco Di Ridolfo, Quadro iscritto alla Fim, che in questi tre anni ha qualificato il livello della rappresentanza in azienda".

Di Ridolfo è stato rieletto con il numero maggiore di preferenze perla lista Fim, triplicandone gli eletti.
"Tre anni fa avevo iniziato un'avventura apparentemente difficile - dice Di Ridolfo -ero già Quadro, una scelta un po' insolita quella di rappresentare le istanze di tutti lavoratori, ma sono riuscito a portare nelle RSU un contributo diverso. Come Quadro avevo già familiarità con gran parte della Direzione Aziendale, e quando è stato necessario portar fuori alcune nostre battaglie, la familiarità con le relazioni esterne è stata una risorsa in più non solo per la Fim ma per tutta la RSU".

Bruno Vitali, presidente di Quadrante, indica nel lavoro svolto alla Svimservice la strada giusta per far crescere il protagonismo delle Alte Professionalità nella vita sindacale: "Quadri ed alti livelli devono crescere nella consapevolezza della loro condizione. Avere un'identità collettiva serve a salvarsi dall'illusione dell'autotutela . L'azienda ti usa e poi ti scarica quando le condizioni cambiano. Quanto accade alla Svimservice è invece la dimostrazione che impegnarsi in prima persona rende protagonisti anche le Alte Professionalità".

venerdì 23 novembre 2007

Il primo protocollo di intesa per valorizzare le Alte Professionalità in Finmeccanica


Ora serve la solidarietà tra le Alte Professionalità




Ieri sono stati presentati i contenuti del protocollo d'intesa nel corso di un incontro promosso a Roma dall'associazione Quadrante ed Apq.

L'accordo crea finalmente una sede dove il sindacato può intervenire e pretendere un confronto con l'azienda in merito all'applicazione del protocollo. E' sen'altro il punto di partenza e non di arrivo perchè molto dipenderà da quello che si riuscirà a fare nei singoli tavoli delle diverse aziende del Gruppo dove affrontare le questioni specifiche. In questa fase i risultati dipenderanno, oltre che dall'azione del sindacato, dalla sensibilità e dal protagonismo delle Alte Professionalità.

Tra i pregi del protocollo anche un rapporto più equilibrato con il lavoro. "Si introduce una dimensione collettiva - evidenzia Bruno Vitali - che stabilisce una gestione più trasparente e centrata sul merito che rende questi lavoratori anche un pò più liberi". Il protocollo offre l'opportunità di rendere collettiva una politica economica individuale. Ma occorre affiancare anche un nuovo approccio culturale delle Alte professionalità: bisogna che queste professionalità avvertano le loro esigenze come espressione di una collettività.

"Bisogna estendere tra i Quadri una consapevolezza maggiore della rappresentanza collettiva che stenta ancora a partire - dice Vitali - non solo un concetto astratto, ma una condizione necessaria per andare avanti".

giovedì 15 novembre 2007

Concordata la Retribuzione Professionalizzante per le Alte Professionalità della Nuovo Pignone


Il 9 ottobre 2006 presso la Nuovo Pignone di Spa di Firenze la direzione e le RSU Nuovo Pignone assistite dalle Segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm hanno concordato la possibilità di riconoscere un Elemento Retributivo Professionalizzante equivalente al parametro del 6° livello. Questo accordo tiene conto della maggiore complessità dell'organizzazione del tempo di lavoro e la conseguente maggiore qualificazione delle figure di più elevata esperienza. In più costituisce un precedente importante per le rivendicazioni contrattuali dei Quadri e delle Alte professionalità.

Congresso IG METALL: gli impegati e le Alte Professionalità

Il 21°congresso della IG METALL, tra i vari temi affrontati, ha sollevato la questione dell'inadeguata struttura dei propri iscritti rispetto all'evoluzione della composizione dei lavoratori dipendenti nel settore. "Ciò è un indizio-è scritto nel Rapporto consegnato al congresso-che la IG METALL non è finora riuscita a rispecchiare sufficientemente nei suoi iscritti la mutata struttura dell'occupazione.

Impiegati e Alte Professionalità: il loro numero, a fronte di un totale di circa 2.300.000 aderenti, risulta essere a fine 2006 di poco più di 266.000, dunque attorno all'11,5%, laddove la loro quota è in continua crescita e in importanti aree del settore supera anche il 50%. Tra l'altro, negli ultimi anni, tra il 2002 e il 2006, il loro numero è diminuito di circa il 10%. Ciò chiama in causa le politiche organizzative e quelle contrattuali, peraltro strettamente intrecciate. Sul piano organizzativo, la bozza di risoluzione presentata al congresso insiste sulla necessità di un maggiore e più diretto coinvolgimento di questi soggetti, in particolare nell'elaborazione e conduzione delle politiche contrattuali.

La contrattazione: Berthold Huber ha sottolineato l'urgenza di rispecchiare nei nostri contratti le esigenze differenziate dei nostri iscritti e il cambiamento del lavoro.Le condizioni di lavoro e prestazione alla catena di montaggio, da un lato, e nei reparti di ricerca e sviluppo, dall'altro, differiscono in maniera profonda.

Il tempo di lavoro: se è necessario battersi per ulteriori riduzioni per categori particolari (lavoratori anziani o sottoposti a lavori usuranti), per le attività con elevata dose di creatività "dobbiamo pensare a nuove regolazioni del tempo di lavoro". Uno strumento importante per soluzioni differenziate può essere quella delle banche del tempo, in particolare per le professionalità più elevate (è stata affacciata anche un'ipotesi di banca del tempo nell'arco della vita: lavorare di più quando si è giovani e nel pieno delle forze, per riservarsi più tempo libero verso la fine della carriera).

Azienda: "politica del lavoro, tutela della salute, apprendistato e formazione continua, orario di lavoro, retribuzione e prestazione, sono tutte questioni cruciali a livello aziendale".

Inquadramento: un terreno di particolare importanza è la traduzione in pratica, che sta avvenendo progressivamente, dell'accordo del 2003 denominato ERA (acronimo di Entgelt Rahmen Abkommen = accordo quadro sulle retribuzioni). Meglio tardi che mai potremmo dire visto che noi lo abbiamo dal 1973, ma quello in via di applicazione è un sistema assai complesso e darente ai cambiamenti avvenuti nella struttura del lavoro. Esso introduce per la valutazione e la remunerazione delle prestazioni, al posto dei vecchi rigidi criteri, nuovi modelli flessibili, sulla base di analisi piuttosto sofisticate e volte a cogliere la specificità delle prestazioni.

martedì 13 novembre 2007

IG METALL: la rappresentanza si innova se si apre alle Alte Professionalità


A Lipsia tra il 4 e il 10 novembre si è tenuto l'XI Congresso dell'IG Metall all'insegna dello slogan "Il futuro ha bisogno di giustizia".
Un messaggio solo apparentemente generico è invece denso di propositi pratici per come il congresso lo ha affrontato, soprattutto negli interventi del nuovo presidente Bethod Huber, (il presidente corrisponde al segretario generale).
Il Messaggio centrale del congresso è quello di concentrare l'impegno sul rafforzamento dell'organizzazione, il che significa consolidare ma soprattutto allargare e innovare la rappresentanza, come è sottolineato dalle parole di Huber. Innovare la rappresentanza attraverso l'individuazione di "gruppi obiettivi" prioritari, tra i quali innanzitutto le Alte Professionalità. Questo impegno sarà premiato solo innovando profondamente la politica contrattuale, portandola "più vicino" alle aziende, dove è possibile cogliere concretamente i bisogni e le attese delle persone e differenziando l'offerta sindacale per rispondere a attese sempre più differenziate e coinvolgere in modo convincente i lavoratori. L'IG Metall ha indicato come parole d'ordine della rappresentanza: DIFFERENZAZIONE e PROSSIMITA' ALLE AZIENDE.